Le mie attività
Addestramento
Ritengo e soprattutto mi auguro che tutti gli addestratori che si
cimentano nell’addestramento dei puledri conoscano i “FONDAMENTALI”.
Nonostante ciò la crescita, lo sviluppo e l’addestramento dei giovani cavalli.
Disponiamo di un’ottima qualità selettiva, di modelli atletici interessanti,
di un calendario sportivo adeguato, ma nei confronti degli stranieri perdiamo
sempre.
Certamente una causa precisa e concreta è derivata dal “fattore umano” Non
spetta a me giudicarne le motivazioni, per cui con una battuta posso dire, che
non esistono ostacoli troppo grandi ma motivazioni troppo piccole.
La natura fa le cose per bene, siamo solo noi che con la nostra volontà
abbiamo la facoltà di migliorarle ed esaltarle, oppure di distruggerle.
Gli addestratori devono cercare la soluzione dei problemi mettendosi
sempre nei panni del cavallo, cercando di interpretare i suoi segnali e le sue
esigenze. Se ignoriamo e copriamo il problema con la forza, trucchi,
scorciatoie, e mezzucci, non produrremo nulla ma enfatizzeremo solo il
problema.
Bisogna che gli addestratori ricordino sempre che quando finisce l’arte
inizia la brutalità.
Nel corso degli anni l’equitazione è cambiata, sono cambiati i percorsi,
la tecnica e anche i cavalli. Grazie all’evoluzione dell’allevamento del cavallo
sportivo, la qualità dei cavalli ha raggiunto dei livelli eccezionali. Oggi infatti i
cavalli sono più rinsanguati, sensibili e rispettosi.
Anni fa il cavallo doveva essere coraggioso, forte e potente, per
affrontare salti grossi e profondi con barriere pesanti. Oggi deve essere
agile veloce ed equilibrato. I salti sono leggeri, i percorsi sempre più tecnici e
richiedono grande agilità, destrezza, velocità e intensa concentrazione.
Tutto ciò richiede sintonia, comunicazione ed equilibrio tra cavallo ed il
suo cavaliere. Gli aiuti si fanno sempre più fini e coordinati, delicati e rapidi.
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Alcuni addestratori pensano che il cavallo non sia intelligente,
semplicemente perché sopporta la loro presenza sopra il proprio dorso.
Frequentemente hanno atteggiamenti schizofrenici o pieni di attenzioni
superflue tipo zuccherini, carote, ecc, nel contempo sono indifferenti a
condizioni che possono ledere il fisico del proprio cavallo.
Durante il lavoro in piano del cavallo, è importante che l'addestratore
ricerchi un lavoro basato su movimenti che mirino a sviluppare solidità
dell'equilibrio, della forza, della tecnica, per accrescere le sue possibilità
psico-fisiche e atletiche.
Tutti gli animali compreso l’uomo sono asimmetrici, prevale una parte
del corpo rispetto all’altra. Se non viene corretta l’asimmetria si accentua.
La maggior parte dei cavalli non addestrati e non corretti tendono a
coricarsi, a traversarsi o a spingere di più su un posteriore. La maggior spinta
di un posteriore determina alcuni effetti:
• la necessità del posteriore opposto di ingaggiare di più;
• lo spostamento del treno posteriore da parte del posteriore più
debole;
• Un aggravamento del peso sulla spalla opposta al posteriore che
spinge di più.
Esempio: un cavallo che spinge di più sul posteriore destro tende a
traversarsi a sinistra (sposta la groppa lateralmente rispetto alle spalle), nei
circoli porta il cavallo a stringere il cerchio a mano sinistra e allargare quello a
mano destra. Questo cavallo può essere definito sinistrorso, per questo c’è la
necessità di renderlo destrorso cioè “ad-destrare” cioè rendere destro ovvero
pareggiare l’ingaggio e la spinta dei posteriori.
Alto esempio; un cavallo coricato a sinistra, con una dominanza di spinta del
posteriore destro, è portato a gravare naturalmente sull’anteriore sinistro. Se
un addestratore lo montasse senza correggerlo, ci sarebbe un logoramento
più rapido del bipede laterale sinistro con facile comparsa di danni
sull’anteriore sinistro:
• Tendinite;
• Formelle;
• Navicolite;
• Patologia della spalla.
Per un cavallo coricato, traversato( cioè un posteriore che si sposta
lateralmente rispetto alle spalle) o con un posteriore che spinge più
dell’altro:le andature su linee curve (circoli o volte) possono essere la
chiave di volta per un lavoro in piano particolareggiato, riequilibrante,
adeguato ad ogni singolo soggetto.
I cavalli con atteggiamento a dorso rigido si muovono con la schiena
rigida. I muscoli dorsali contratti della schiena non permettono alla
colonna vertebrale nessun movimento né ondulatorio né oscillatorio, il
dorso è duro e non produce nessun movimento cosi detto movimento
sinusoidale, e difficilmente si ottiene una flessione al costato. Alcune
volte questo atteggiamento è il risultato di un assetto di un addestratore
insufficientemente sciolto che usa il proprio dorso con altrettanta
rigidità.
Alcuni esercizi appropriati sui cavalli migliorano le masse muscolari e
l’elasticità delle articolazioni; al contrario quello inadeguato le riduce e
le compromette.
Cavalli particolarmente armoniosi ed eleganti,qualora sottoposti ad
esercizi ginnici scorretti, possono mutare in pochi giorni la propria
morfologia, tanto da subirne danni irreparabili. Questi si manifestano
oltre che con il cambiamento morfologico, anche con alterazioni
patologiche sviluppando continui dolori che conducono spesso ad una
insofferenza psichica, scambiata il più delle volte per riottosità,
cattiveria e caparbietà.
Se le masse muscolari sono coinvolte nel loro insieme, ne consegue un
potenziamento generale dell’organismo che si rifletterà sull’armonia
dell’interno corpo e sulla sua capacità dinamica. Con aumento della
bellezza e dell’eleganza dei movimenti. Quindi possiamo dire che le
masse muscolari possono cambiare forma, dimensione e aumentare di
capacità e forza.
Gran parte degli addestratori non hanno nessuna conoscenza del
proprio equilibrio; da questa inconsapevolezza deriva un assetto
precario che determina gravissimi danni a tutta la muscolatura della
colonna vertebrale del cavallo, inoltre per ottenere una qualche stabilità
l’addestratore cerca di aggrapparsi con le ginocchia o attaccandosi alla
bocca del cavallo. Queste contrazioni, questa perdita di equilibrio, sono
la vera causa dei mutamenti fisici cui poi seguono quelli psichici. Il collo
del cavallo si accorcia, la sua muscolatura inferiore s’ingrossa, la
schiena si insella, i posteriori escono dall’appiombo, i glutei si riducono
ecc… il cavallo diventa brutto, goffo, disarmonico e perde eleganza e
voglia di lavorare.
Ogni contrattura volontaria o involontaria dell’addestratore ne
determina una corrispondente sul cavallo. Molto spesso guardando
come è strutturato un cavallo e come si muove, si può dedurre in
modo preciso quali sono i problemi di assetto del suo addestratore.
Le problematiche sopraesposte dipendono dal modo di montare e di
addestrare. Quindi l’addestramento può influire sul fisico del cavallo
positivamente, migliorandone l’equilibrio e la salute o negativamente
rovinando le articolazioni. Per cui un superficiale e scorretto
addestramento, senza esercizi riequilibranti e appropriata correzione
attraverso gli aiuti dell’addestratore, condurrebbe il cavallo ad una vita
agonistica di poco conto, piena di dolori e zoppie, con le seguenti
conseguenze:
• derapamento dei posteriori;
• apertura dell’angolo di flessione lombo-sacrale;
• tendenza a pesare sulla mano;
• logoramento di un anteriore;
• insellamento
• difficoltà di conduzione
• riduzione della resistenza alla fatica;
• riduzione delle potenzialità atletiche;
Invece in un buon addestramento troveremo:
• un uguale pareggio di spinta e ingaggio;
• la perpendicolarità (cavallo non coricato)
• ritmo, più cadenza più impulso(variabile in ogni momento e in ogni
soggetto), mettendo il cavallo selle proprie gambe e sul proprio
equilibrio.
• maggior resistenza agli sforzi;
• aumento delle prestazioni;
• minor uso degli aiuti;
• maggior sicurezza dell’addestratore;
• maggior conducibilità;
• maggior serenità;
• più salute psico-fisica;
• riduzione delle spese veterinarie.
In conclusione, il coronamento e la soddisfazione di un
addestramento corretto fondato sulla cultura e sulla tecnica consistono
anche nel trasformare un cavallo poco armonioso e con poca ampiezza
delle andature in uno con un fisico bello e aggraziato, con movimenti
ed andature modeste.
Per citare alcuni punti ai quali l’addestratore non deve mai
perdere di vista: coerenza, pregiudizi, motivazioni, abitudini.
Coerenza: ad esempio ci sono alcuni addestratori che per
nascondere il vizio
di mordere del cavallo, in presenza di altre persone ridono e gli danno
un colpetto amichevole. Invece quando sono soli, infieriscono. Questo
comportamento non ha alcun senso per il cavallo che smetterà molto
presto di credergli. Se un cavallo morde occorre rimproverarlo
immediatamente e sempre o ignorarlo completamente per non attirare
la sua attenzione.
Pregiudizi: ad esempio, se montate un cavallo e vi dicono che prende
la mano, voi inconsciamente trasmettete la vostra apprensione al
cavallo, che reagirà negativamente, confermando ipotesi iniziale.
ugualmente quanto si tratta qualcuno da stupido per tutto il giorno;
questo finirà per crederci e si comporterà di conseguenza. I cavalli
difficili non nascono così, occorre cercare nel loro passato per trovare
la causa del loro problema. Infatti i loro comportamenti sono il risultato
delle azioni di persone inesperte o incompetenti.
Motivazioni: i cavalli hanno una soglia molto bassa del paura,
particolarità che aiuta le prede a non farsi sorprendere dai predatori.
L’addestratore quando monta deve concentrarsi e motivare il cavallo
al lavoro, ignorando tutto ciò che avviene intorno a lui. Questo porta il
cavallo ad essere meno preoccupato, a concentrarsi di più e a essere
più disponibile alle richieste dell’addestratore.
L’abitudine: abituarsi significa imparare a diminuire l’intensità della
propria reazione di fronte ad una situazione insopportabile che si
ripete. Ad esempio, i cavalli della polizia imparano a restare indifferenti
in mezzo alla folla che urla, alle sommosse e alla circolazione caotica.
Altro esempio: quando si monta o si fa girare un cavallo alla corda, a
volte capita che si spaventi in un punto preciso del campo. Al giro
successivo, benché l’oggetto della paura sia scomparso, nello stesso
punto il cavallo avrà la stessa identica reazione.
Le abitudini radicate impediscono generalmente ogni cambiamento.
Anche dopo una modificazione temporanea, l’abitudine tende sempre
a riproporsi, quindi appena si manifesta un comportamento
indesiderabile, occorre intervenire immediatamente se non si vuole
che si stabilizzi a vita. Il lato buono che ci rincuora è che le pratiche
positive si istaurano rapidamente come le negative.
L’addestratore migliore è quello che riesce a costruire il suo cavallo nel
tempo, creando giorno per giorno la massima sintonia. Deve possedere
qualità fisiche, psicologiche e tecniche e conoscere perfettamente sia il
fisico che il carattere del cavallo.
Le regole principali che un addestratore non deve mai tralasciare sono:
• Bisogna dare tempo al tempo, perché il cavallo rispetta e sopporta
sempre l’uomo ma non sempre l’uomo rispetta e sopporta il cavallo;
• bisogna essere più esigenti con se stessi che non con il cavallo
giovane;
• lo stato d’animo, l’atteggiamento fisico e psicologico si trasmettono al
cavallo;
• bisogna preferire la qualità alla quantità;
• bisogna fare una sola richiesta per volta;
• non si deve passare ad una tappa superiore nell’addestramento se la
precedente non è stata ben compresa, memorizzata ed applicata;
• bisogna essere sempre attenti; la disattenzione ha sempre delle
conseguenze negative;
• il rapporto tra cavallo giovane e addestratore deve basarsi su calma,
disponibilità, generosità e rispetto, la peggior meschinità è l’ignoranza;
• non vince sempre il cavallo migliore ma chi lo sa meglio utilizzare;
in definitiva: prima di voler insegnare ad un cavallo giovane sarà bene che
l’addestratore impari prima cosa deve fare.
Tutto ciò e assolutamente difficile e faticoso, ma sono questi i veri
fondamentali che i nuovi addestratori dovranno possedere, e sono questi
che andranno sviluppati e verificati costantemente, perché il lavoro
svolto dagli allevatori non sia rovinosamente compromesso.
LUCIANO DE MASI!
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